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CORSE A VUOTO
Le Corse a Vuoto esempio unico rimasto al mondo viene dal Carnevale Romano. I romani per divertirsi facevano correre a piedi le prostitute, gli storpi e i giudii (ebrei), quest'ultimi, stanchi di essere diversi e malmenati, fecero correre e cavalli senza fantino al loro posto, dotandoli di ricchi premi.
Il VOLUMEN STATORUM di Castro di Ronciglione del 1558, è il primo documento ufficiale di questo tipo di corse.
La Corsa consiste nel lanciare, liberi, tre batterie di nove cavalli opportunamente addestrati, che percorreranno al gran galoppo le vie del centro (circa 1000 metri) guidati unicamente dal loro istinto a superare le difficoltà naturali del percorso.
La Cittadina è divisa in nove scuderie con propri colori, stendardi e costumi.
In gara diciotto cavalli, due per ogni scuderia, si contendono il Palio, rappresentato da un artistico stendardo dipinto da vari maestri di pittura.
La partenza viene data in Piazza del Monumento, dal Mossiere, che al momento opportuno, facendo cadere il canapo, tra le urla e gli incitamenti del pubblico, da il via ai cavalli trattenuti a stento dai "lascini". Dopo il via, i cavalli, incitati dalla folla, passano sotto l'arco, attraversano Piazza della Nave, ed affrontano così il momento più delicato della corsa: una curva a gomito e in salita, denominata: "Curva del Gricio".
Ed è proprio in questo punto che il più delle volte si decide la corsa; il gruppo dei cavalli si snoda lungo la ripida salita di Montecavallo, da capo alla quale è situato il traguardo del Palazzaccio. Momento non meno emozionante è la cosi detta "ripresa" dei cavalli, che al traguardo vengono ripresi da alcuni responsabili delle scuderie, che li abbracciano al collo, bloccandoli per ricondurli nelle loro stalle.
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